Calvizie, scoperte due molecole che riattivano i follicoli

Caduta dei Capelli
Caduta dei Capelli

Una nuova scoperta potrebbe segnare un altro passo avanti nell’accidentato percorso che sta lentamente avvicinando la comunità scientifica a una cura definitiva per la calvizie.
La formula dubitativa è obbligatoria quando si parla di terapie volte a contrastare il progressivo diradamento della capigliatura, un problema che, in occidente, interessa percentuali non trascurabili della popolazione femminile e, soprattutto, più della metà della popolazione maschile. Da segnalare la diffusa incidenza del fenomeno anche tra i più giovani: uno studio realizzato nel 2012 dalla International Hair Research Foundation (IHRF) su oltre 10 mila giovani ha stabilito che circa un quinto dei ragazzi che hanno meno di 20 anni iniziano già a manifestare problemi di alopecia androgenetica.


Tornando alla novità di cui si scriveva poco sopra, gli studiosi della Columbia University di New York hanno scoperto due molecole che sembrerebbero in grado di riattivare i follicoli piliferi inattivi e di stimolare la crescita dei capelli. Si tratta del tofacitinib e del ruxolitinib, due inibitori della Janus chinasi impiegati nella terapia dell’artrite reumatoide e di alcune malattie ematiche.
Lo studio degli scienziati americani, diretto dalla dottoressa Angela M. Christiano, è stato pubblicato sulla rivista “Science Advances”.
La dottoressa Christiano e i suoi colleghi, nel corso di indagini sull’alopecia areata, hanno verificato gli effetti delle due molecole su un gruppo di topi affetti da questo disturbo. I ricercatori hanno diviso i roditori in tre gruppi: agli esemplari del primo, hanno somministrato il ruxolitinib e il tofacitinib per via topica, per 5 giorni; per lo stesso periodo, gli esemplari del secondo gruppo hanno assunto le due molecole oralmente; il terzo gruppo era quello di controllo, quindi non è stata somministrata loro alcuna sostanza specifica.

Dieci giorni dopo aver terminato la somministrazione delle due sostanze, è stata riscontrata una significativa crescita di peli sugli esemplari dei primi due gruppi, a differenza di quelli del gruppo di controllo. In particolare, i follicoli diventati attivi erano più numerosi nei roditori ai quali le due molecole erano state somministrate per via topica.
In seguito, sono stati testati gli effetti del ruxolitinib e del tofacitinib anche su dei follicoli umani, sia in provetta sia trapiantati su topi, e anche in quel caso si è potuta rilevare la loro riattivazione.


Segnali incoraggianti, dunque. Tuttavia, non bisogna farsi prendere dall’entusiasmo, la cautela è d’obbligo, cosa di cui sono ben consapevoli gli stessi autori della ricerca.
“Quanto scoperto è promettente”, afferma la dottoressa Christiano, “ma non abbiamo ancora dimostrato che le molecole possano essere efficaci per il trattamento della calvizie androgenetica. Sarà necessario svolgere altri studi per testare specifiche formulazioni degli inibitori della Janus chinasi sul cuoio capelluto, così da poter valutare se, effettivamente, le due sostanze possano indurre la crescita dei capelli anche nell’uomo”.

di Giuseppe Iorio



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