Gravidanza, un test per conoscere il momento del parto

Gravidanza

Presto potrebbe essere disponibile un nuovo test per stabilire con una certa precisione il momento in cui avverrà un parto. Questa possibilità deriva da uno studio portato a termine da tre ricercatori italiani, ossia Vincenzo Berghella della Thomas Jefferson University di Philadelphia, Gabriele Saccone dell’Università Federico II di Napoli e Biagio Simonetti dell’Università degli Studi del Sannio.

Gli studiosi hanno preso in esame un metodo per misurare la lunghezza della cervice uterina, metodo noto come “esame transvaginale con ultrasuoni” e già utilizzato per avere previsioni relative a donne che rischiano un parto prematuro (detto anche “pretermine”).
Prima dello studio dei tre ricercatori italiani, si riteneva che tale misurazione fosse utile solo per le gravidanze premature (quelle in cui il parto avviene prima delle 37 settimane) ma non potesse fornire risposte attendibili circa la data del parto in donne che raggiungevano il termine della gravidanza. Invece, dopo un’accurata meta-analisi dei dati ricavati da 5 studi precedenti, svolti su un campione di 735 gestanti, i ricercatori sono giunti alla conclusione che il test potesse essere utilizzato efficacemente anche in caso di gravidanza a termine (quella il cui parto avviene tra le 37 e le 41 settimane).


In cosa consiste il test?

L’esame transvaginale con ultrasuoni si avvale di una sonda che misura la lunghezza della cervice uterina. Secondo le conclusioni degli autori dello studio, se l’esame rileva che, a ridosso del termine della gestazione, la cervice uterina ha una misura minore di 1 cm, le possibilità che la donna in attesa possa partorire nel giro di 7 giorni sono superiori all’85%. Viceversa, se tale misura risulta maggiore di 3 cm, le possibilità che ci sia un parto sono meno del 40%.

Fino ad oggi, l’esame appena descritto era ritenuto inadeguato a fornire previsioni attendibili per le gravidanze a termine per una ragione ben precisa. Difatti, si riteneva che, dopo 9 mesi di gestazione, la cervice risultasse sempre ridotta.
Dunque, la lunghezza della cervice veniva ritenuta un valido indicatore circa la tempistica della nascita solo per le gestazioni pretermine, perché in quel caso tale lunghezza poteva appunto variare.

L’utilità del test

L’esame transvaginale con ultrasuoni potrebbe essere in grado di dare informazioni utili sia alla gestante, consentendole di organizzare meglio le proprie attività sociali e di risentire meno dell’ansia, che ai medici, indicando loro, ad esempio, se sia opportuno o meno stimolare il parto in caso di rischi per la salute del bambino. Infatti, se il test rilevasse una cervice ancora lunga, piuttosto che optare per un parto indotto si potrebbe procedere con un taglio cesareo.


Va però sottolineato come non tutti gli esperti concordino con l’utilità del test. Tra questi ultimi, figura il dottor Fahimeh Sasan, docente di ginecologia presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai. L’esperto, intervistato dal Time, il noto settimanale di informazione pubblicato negli Stati Uniti, afferma di non ritenere questo test “né necessario, né utile, né vantaggioso” per le gravidanze a termine.
A suo avviso, infatti, “misurare la lunghezza della cervice uterina tramite l’esame transvaginale con ultrasuoni tra le 37 e le 39 settimane risulta piuttosto difficile perché la cervice non è visibile in modo completo e ottimale in tutte le gestanti, il che rende la misurazione non molto attendibile”.

di Giuseppe Iorio



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