Empatia, donne più dotate

Le donne sembrerebbero dotate di un maggior grado di empatia rispetto agli uomini. A dimostrarlo, è la loro tendenza, più accentuata rispetto a quella rilevata negli uomini, a “imitare” un’altra persona intenta a sbadigliare.
Lo sostengono tre ricercatori dell’Università di Pisa, i dottori Ivan Norscia, Elisa Demuru ed Elisabetta Palagi, autori di uno studio pubblicato alcune settimane fa sulle pagine della rivista “Royal Society Open Science”.


I tre studiosi italiani hanno tenuto sotto osservazione, per ben 5 anni, 104 persone (56 donne e 48 uomini), che sono state monitorate nel corso delle proprie attività quotidiane. Dopo il lungo periodo di studio del campione, i ricercatori hanno esaminato il materiale raccolto e poi hanno formulato le proprie conclusioni.
La prima osservazione, che fornisce una conferma a quanto già emerso nel corso di altre indagini, riguarda l’entità del cosiddetto “contagio da sbadiglio”, che risulta maggiore quando si osserva una persona già nota, qualcuno con cui si ha un rapporto sociale, rispetto ai casi in cui a sbadigliare è una persona sconosciuta.
La seconda osservazione ha invece a che vedere con le diverse attitudini all’imitazione da parte di uomini e donne. Queste ultime, come si diceva, risultano più inclini al meccanismo imitativo automatico costituito dallo sbadigliare in risposta agli altrui sbadigli. Di conseguenza, le signore risulterebbero dotate di maggiore empatia rispetto agli uomini.

Per spiegare questo meccanismo imitativo, è necessario chiamare in causa i neuroni specchio, scoperti nel corso di esperimenti sui macachi, esperimenti durante i quali si era notato che alcuni gruppi di neuroni presenti nel cervello di questi animali si attivavano non soltanto quando essi stessi svolgevano una determinata azione, ma anche quando osservavano altri esemplari compiere l’azione.
Neuroni di questo tipo sono presenti anche negli esseri umani, e sono alla base delle nostre capacità di entrare in relazione con le altre persone, di comprenderne le azioni ma anche le emozioni trasmesse dalle espressioni del viso.
Per questo motivo, i neuroni specchio sono connessi alle nostre capacità empatiche, che rappresentano le chiavi d’accesso ai sentimenti provati dagli altri, al loro punto di vista, alla loro esperienza emotiva.

“Con il nostro studio”, afferma la dottoressa Palagi, “abbiamo dimostrato, anche a livello etologico, la maggiore capacità empatica delle donne, una capacità già radicata profondamente nella natura materna e confermata da numerose evidenze psicologiche, cliniche e neurobiologiche”.


Sempre a proposito di empatia e meccanismi imitativi non consapevoli, un altro recentissimo studio, pubblicato su “Trends in Cognitive Sciences” e condotto dalle dottoresse Paula Niedenthal e Adrienne Legno dell’Università del Wisconsin, conferma come, oltre che dagli sbadigli, le persone tendono a essere contagiate dalla mimica facciale. Dunque, se qualcuno ci sorride, è difficile non fare altrettanto. Viceversa, se il nostro interlocutore assume un’espressione triste, anche noi faremo trasparire mestizia dal nostro volto.
Ciò avviene perché, quando si simula istintivamente la mimica facciale degli altri, si genera una risposta emotiva in noi stessi. In altre parole, riproducendo le espressioni del viso di chi ci sta di fronte, si stabilisce un contatto empatico con l’interlocutore.
Nel riflettere le sensazioni provate dagli altri, avviene quello che le autrici dello studio definiscono “riconoscimento valutativo”, tramite il quale si comprende “quale sia l’azione più appropriata da compiere, ad esempio se avvicinarsi a una persona oppure evitarla”.

di Giuseppe Iorio



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