Alimentazione, alcune convinzioni popolari smentite dagli esperti

In un’epoca in cui le fonti di informazione sono così numerose, eterogenee e non sempre totalmente attendibili, orientarsi in modo consapevole su un argomento qualsiasi non è un’impresa semplice. Le questioni alimentari non fanno certo eccezione, visto che, tramite il passaparola, vocale o digitale che sia, possono diffondersi delle convinzioni prive di evidenze scientifiche, se non addirittura smentite dalla scienza.
Così, gli esperti dell’AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri Italiani), nel corso del loro convegno annuale, tenutosi di recente a Perugia, hanno voluto richiamare l’attenzione su alcune credenze popolari che, a loro giudizio, devono essere messe in discussione, almeno sotto determinati aspetti.


Caffè e vino dannosi per il fegato?

Il Dottor Gioacchino Leandro, presidente dell’AIGO, spiega, ad esempio, come la convinzione diffusa secondo la quale il caffè è dannoso per il fegato non sia del tutto fondata.
Consumandone con moderazione, due tazzine al giorno, il caffè risulta persino benefico in caso di steatosi epatica, patologia che comporta un accumulo di grasso nel fegato, come dimostrato da alcuni studi.

E nemmeno il vino va considerato come una minaccia seria per il fegato. Difatti, nella buccia dell’uva e nel vino, quello rosso in particolare, si trova il resveratrolo, sostanza antiossidante che pare in grado di esercitare la propria azione protettiva non solo a beneficio del cuore ma anche del fegato.

Tè verde e diete senza glutine

Per contro, non è così scontato che il tè verde sia sempre e comunque salutare. Le sue doti antiossidanti sono innegabili, specifica il dottor Leandro, ma occorre prestare attenzione quando si assume tè verde come ingrediente all’interno di integratori e prodotti che contengono altre sostanze. Difatti, vi sono stati casi di insufficienza epatica associati al consumo di estratti di tè verde.
Inoltre, nel tè verde è contenuta una sostanza chiamata “epigallocatechina-3-gallato” (EGCG), una sostanza che possiede proprietà antiossidanti, ma che può avere anche effetti irritanti per le persone affette da sindrome del colon irritabile.

Altra convinzione popolare ma priva di fondamento riguarda uno dei trend alimentari più in voga degli ultimi anni, quello delle diete “gluten free” seguite anche da chi potrebbe consumare cibi contenenti glutine senza problemi. Un regime dietetico privo di glutine dovrebbe essere adottato solo da chi è intollerante a questa sostanza, e non da quanti presuppongono che, eliminando il glutine, la propria alimentazione diventi più sana e favorisca il dimagrimento.
Una dieta senza glutine seguita da chi non è costretto a farlo rischia di rivelarsi carente delle fibre contenute nei carboidrati, essenziali per la funzionalità dell’intestino; inoltre, il rischio è quello di tendere a compensare l’assenza di pane e pasta con dei grassi saturi.


Frutta e succhi di frutta

Si potrebbe poi affermare che neppure il noto proverbio che recita “una mela al giorno leva il medico di torno” sia universalmente valido.
Infatti, le persone affette da sindrome del colon irritabile devono limitare il proprio consumo di mele e di pere, frutti che contengono zuccheri fermentabili dannosi per chi soffre di questo disturbo.

Infine, non è esatto sostenere che i succhi di frutta facciano sempre bene. Per quanto riguarda questo tipo di bevande, occorre verificare quanto fruttosio contengano. Assumendo di frequente una buona quantità di fruttosio si ottiene l’effetto di incrementare la presenza di grassi nel fegato.
Per questo motivo, i succhi di frutta ricchi di fruttosio vanno assunti con molta moderazione. L’unica eccezione in tal senso è costituita dal succo di arance rosse, che invece riduce la presenza di grassi nel fegato.

di Giuseppe Iorio



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